I cinque miti più diffusi sui programmatori “di una certa età”

Postato da ROb | nella categoria Informatica in generale, Utilità | giovedì, 25 febbraio 2010

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Programmatori attempati

Dave Rodenbaugh ha pubblicato un interessante articolo che tratta dei cinque miti più diffusi sui programmatori di una certa età.

Dave sostiene, analizzando uno per uno tutti questi cinque punti, che anche i programmatori quarantenni possono dire la loro nel mondo dello sviluppo software in virtù della loro elevata esperienza.

Ecco quali sono questi cinque miti, secondo i quali le aziende tendono a preferire sviluppatori giovani rispetto agli “anziani”:

  • I programmatori “anziani” sono più costosi rispetto ai giovani. Rendendo questi ultimi più desiderabili.
  • I programmatori “anziani” sono meno flessibili e meno propensi ad imparare nuove tecnologie a causa del forte legame con le tecnologie più mature.
  • I programmatori “anziani” non hanno più le forze per sostenere i classi tour de force dello sviluppo (lavorare molto oltre l’orario standard, fare ore e ore di debugging) a causa dei loro impegni familiari che i giovani non hanno.
  • I programmatori “anziani” sono mentalmente meno reattivi (il termine inglese che rende di più è “agile” di quelli giovani.
  • I programmatori “anziani” sono più stanchi e cinici e quindi, meno desiderabili nei posti di lavoro rispetti ai giovani. Gli sviluppatori giovani sono più entusiasti di quelli attempati.

L’articolo completo, in inglese, lo trovate a questo indirizzo.

Largo agli anziani!

Commenti inviati (14)

Cavolo a 40 anni un programmatore è anziano?
Niente che si laurea non è che gli rimane gran che per lavorare.

Infatti… comunque è pensiero comune che i programmatori non debbano superare una certa età, non so perché.

Secondo me invece è un lavoro validissimo anche per gli over 40, a patto che non si ancorino troppo ai linguaggi e alle librerie che conoscono.

“lavorare molto oltre l’orario standard” lo straordinario dovrebbe essere vietato per legge, tutti in ufficio alle 8 e tutti fuori alle 17, perché tutti hanno diritto a poter avere una vita al di fuori del posto di lavoro.

lavoro nel settore IT, i giovani sono semplicemnte + sfruttati per paga e orari perchè spesso sono già riconoscenti per avere un lavoro. Le società tendono a non pagare le ore in più anche perchè i giovani non fanno rispettare i loro diritti… come dire… contenti di prenderlo in quel posto e amici come prima.

Il programmatore (ed in generale l’informatica) è un lavoro dove si studia e ci si aggiorna di continuo. Non che altre professioni non richiedano aggiornamenti, ma nessuna evolve così in fretta come l’informatica.
Insomma per un programmatore coscienzioso (uno che il lavoro gli piace e ci si dedica) andare in ufficio è come andare a scuola.
Non importa l’età basta l’entusiasmo.

seconod è proprio così
“i giovani sono semplicemnte + sfruttati”

meglio i giovani perchè più sfruttabili, il che è vero un po in tutti i settori. Ad inizio carriera si accettano condizioni sfavorevoli nella speranza di un miglioramento futuro. Poi ad un certo punto si inizia a pretendere dei diritti. Ed è qui che le aziende ci sbattono fuori, sostituendo con dei giovani illusi ed ancora speranzosi

Sì penso anch’io che in parte sia così.

Non per farmi gli affari vostri… ma perchè in questo post non inseriamo anche la nostra età? Giusto perché può dare una connotazione interessante a questa discussione.
Comincio io: 32 anni ad aprile.

Mi raccomando non barate!

Perbacco, io ad aprile ne faccio 51 sono con un bit nella fossa? Da oltre 35 anni nel settore, da ben prima che i pc e internet esistessero… a 40 anni mi sono iscritto all’universita’ e laureato a 45 (in informatica of course).
Credo che il concetto sia sempre quello come confermato anche da Paolo e Gilberto, semplicemente un giovane lo paghi meno e lo sfrutti di più.

Prima lavoravo in una piccola azienda informatica, età media tra i 35 e i 45 anni (io ne ho 40), tutti appassionati e di lunga esperienza, avevamo un paio di grossi clienti di un indotto per i quali sono state realizzate applicazioni con tecnologie open source. Clienti soddisfatti, quasi nessun problema, tecnologie efficaci e comprensibili a tutti, ritmi di lavoro sostanzialmente normali, rapporti sereni e amichevoli tra i colleghi. Poi una grossa multinazionale è entrata a gamba tesa, togliendoci i clienti più importanti per imporre un suo prodotto. Viste le difficoltà nella mia vecchia azienda, ho accettato una proposta di lavoro di questa multinazionale e sono andato a lavorare per loro: età media tra i 20 e i 30 anni, orario di lavoro dalle 8.30 alle 21 (quando va bene, ma capita che si fa anche il giro dell’orologio), si lavora quasi tutti i sabati e a volte le domeniche, stipendi ridicoli (per i più giovani), pessimi rapporti umani specie con i dirigenti, il prodotto (basato in .NET) è un pachidermico colabrodo, lento all’inverosimile, con bug assurdi e tempi di intervento per modificare qualsiasi sciocchezza che è nell’ordine dei mesi, codice incomprensibile… Però tutto è strutturato da manuale, rispettando i moderni criteri del sw engineering… mah. Inutile dire che tutti si lamentano, ma rigorosamente di nascosto dai capi. Io l’ho fatto alla luce del Sole, e la risposta è stata una sorta di mobbing praticato spostandomi su progetti sempre più “disperati” e disagiati. Purtroppo in giro non trovo di meglio.

Io ne faccio 38 a giugno. Insomma non più un ragazzino ma neanche un vecchietto. Insomma sono a quel punto dove non sono più in grado di reggere maratone da 14 ore al giorno ma ancora non abbastanza vecchio da essere ritenuto obsoleto.
Comunque recentemente sono stato spostato di mansione, messo nel settore collaudo. Insomma ristrutturazione aziendale a causa di un grosso progetto che stiamo creando con conseguente cambio di tecnologie. Il vecchio gruppo di programmatori in php è stato tutto spostato ad altri incarichi perché una corrente interna è riuscita a spingere prima per cambiare da mysql ad oracle (un bagno di sangue nel convertire le query con il risultato che il vecchio pcp con mysql era più veloce del RAC oracle) e poi per convertire l’applicativo aziendale da php in java. Non ci hanno neanche chiesto se potevamo programmare in java e metà di noi sa programmare in java. La cosa divertente è che lo scopo non è di vendere l’applicativo ma di vendere il servizio che esso offre. Quindi al cliente poco importa la tecnologia che c’è dietro. Insomma il risultato è stato che quello che in php si poteva fare in 3 mesi con java hibernate ed oracle lo stiamo facendo in quasi due anni. Ma questa è un’altra storia.
Insomma, tornando al cambio mansione, inizialmente l’ho presa molto male perché i collaudi venivano fatti senza criterio e si trattava dello stupido giro del clicca qui e li e vedi se si verifica un errore. Fortunatamente l’area era senza responsabile e sono stato messo temporaneamente al coordinamento del gruppo in attesa di identificare il bos. Ho studiato, mi sono documentato ed ho tirato su strumenti e procedure serie e decenti e alla fine mi hanno fatto responsabile ufficialmente. Insomma ho cercato di trarne del positivo e mi sono tolto d’impaccio. Comunque adesso ho il doppio gusto di beccare tutte le falle delle scelte tecnologiche fatte (anche se ormai non si tornerà indietro) e dimostrare l’incapacità dei programmatori che hanno spinto per strumenti che in realtà non sanno utilizzare.
Comunque programmare mi manca, ogni volta che ho occasione di mettere mano a del codice ho un fitta di nostalgia.

…. dimenticavo il mio background. Programmo dal 1990, praticamente appena finite le superiori. Ho passato diverso tempo a fare anche il sistemista (a dire il vero faccio ancora il sistemista), ho cominciato quando uscivano le prime versioni di slackware.
Credo che non mi stancherò mai di programmare, di linux e in generale del mondo open che credo sia la vera forza trainante dell’informatica.

Beh ma allora siamo pieni di storie interessanti… che bello!

Avendo 32 anni, come dicevo, la mia è molto breve e la potete leggere direttamente nella pagina del “chi sono“. Non mi ritengo solo un programmatore né tantomeno solo un sistemista. Amo tutta l’informatica e, anche se è un settore molto vasto, cerco sempre di imparare più cose possibili anche negli ambiti più svariati.
In qualche caso probabilmente manco di profondità di conoscenze e specializzazione ma in altri casi la visione a 360 gradi mi ha aiutato molto a togliermi d’impaccio in più di una situazione.

Anch’io come Bobonov sono molto entusiasta di quello che faccio e amo il mondo open principalmente per la lettura libera che dà dell’informazione.
La nostra libertà sia tecnologica che culturale si gioca molto anche su questo campo ed è importante che facciamo sentire la nostra ogni volta che riteniamo ce ne sia bisogno.

Io lavoro come programmatore in sistemi embedded, cioè più che di software è un discorso di firmware.
Ho più di 40 anni e nei 20 anni che faccio questa professione ho capito che conta molto più l’esperienza e la voglia di fare software che non l’età.
Ho visto molti diplomati e laureati informatici giovani “cadere” al primo problema significativo. Oppure ho visto giovani parlare di java, script, virtual machine e altre “pacchianate” ad alto livello e poi non sapere cosa sia una RAM o cosa sia un interrupt.
Ho visto creare applicazioni che erano più bacate di Windows e/o lente oltre i limiti dell’usabilità.
Il tutto perchè a scuola si impara l’astrazione estrema dell’informatica, ma nessuno gli insegna che il dispositivo che stanno programmando (PC o macchinario che sia)deve innanzitutto funzionare bene e velocemente. Anche perchè a nessun utente frega nulla se poi è programmato in Java o in c o in assembler, basta che funzioni bene!
Quindi direi che è parzialmente vero che noi “vecchi” siamo più restii allo straordinario, alle ore piccole ecc.., ma cresciuti nell’era degli 8 bit e dell’assembler, quando facciamo una cosa sappiamo veramente dalla A alla Z cosa stiamo facendo, non conosciamo solo lo strato superficiale come fanno tanti giovani.
Comunque, anche se rari, penso che ci siano giovani validi e che per loro voglia di imparare si buttano in programmazioni a basso livello, i cosidetti “smanettoni” che, come me, si dilettano a costruirsi ad esempio un sistema audio computerizzato per l’auto.

saluti

NON sono un programmatore e non conosco alcun linguaggio, se non vaghi ricordi di… BASIC (con cui scrivevo programmi – che mi dicevano ottimi – negli anni ‘80). Nella vita faccio il chimico.
Vedo le cose da distanza, con occhio da utente/utonto e mi sento di dirvi questo: come dice Xac, i vecchi programmatori sapevano sfruttare tutto dei mezzi a disposizione (8bit), i programmi erano semplici da usare e in linea di massima funzionavano bene. Oggi sono mastodontici evengono usati al 10% dal 90% degli utenti. E’ semplicemente assurdo. Mi sembra ci sia una corsa a complicarsi la vita solo per moltiplicare i costi.
30 anni fa leggevo già di programmatori che si lamentavano della assurdità delle scelte aziendali. Non è cambiato nulla. Un “vecchio” programmatore è tale per passione o perchè incapace di leccare il c**o abbastanza per fare carriera. E si applica sempre il Pricipio di Peter.

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