Come recuperare foto o dati cancellati da una chiavetta USB/SD Card con Linux

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | venerdì, 15 marzo 2013

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Ecco i passaggi che ho eseguito per recuperare i dati dalla scheda xD di un amico che aveva erroneamente perso dall’hard disk dopo averli cancellati dalla scheda:

  1. generata un’immagine esatta della scheda con dd su un file immagine: sudo dd if=/dev/sdb of=~/Desktop/my_card.img bs=512
  2. installato photorec: sudo apt-get install testdisk
  3. avviato photorec sull’immagine: photorec my_card.img
  4. eseguita la procedura guidata proposta da photorec. I passaggi cruciali sono: 1) scelta della partizione, 2) identificazione del tipo della partizione, 3) scelta della cartella di destinazione dei file recuperati.

Se tutto va a buon fine photorec sara’ in grado di estrarre i dati nella cartella specificata. Produrra’ anche un file xml contenente il risultato del recupero.
Io sono riuscito a recuperare 129 file per circa 400Mb di spazio. Tutte le foto cancellate per errore sono state ritrovate!

La guida inglese che ho seguito e’: https://goinggnu.wordpress.com/2008/02/14/recover-deleted-files-from-memory-card/

Ora non dobbiamo piu’ ricorrere alle altrettanto valide utility Windows, abbiamo la nostra cartella degli attrezzi Open Source

Grazie!

Roberto Rossi

Total Recoll, come indicizzare il file system Linux

Postato da ROb | nella categoria Linux | venerdì, 11 novembre 2011

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Chi ha avuto l’esigenza di dover indicizzare il proprio file system in ambiente Linux sicuramente conosce Beagle o Google Desktop Search. Beagle è molto spesso installato nativamente ed è scritto in Mono, Google Desktop Search è invece un’applicativo sviluppato da Google (inventrice degli algoritmi efficienti per l’indicizzazione e il retrieving dei documenti).

Oggi voglio parlarvi di una soluzione alternativa, sempre per il mondo Unix/Linux (anche se esistono dei port per altre piattaforme) e del quale sono rimasto particolarmente soddisfatto.

Recoll, questo il suo nome, consta di una componente di indicizzazione e di una componente di document retrieval (sia tramite interfaccia GUI che via command line). Il bello di Recoll è la sua semplicità di utilizzo e la possibilità di modificare i parametri di configurazione dell’indice nonché la visualizzazione dei risultati forniti. Le impostazioni vengono salvate in un apposito file di configurazione modificabile anche tramite un semplice editor di testo.

Inoltre, potendo lavorare direttamente via console, può essere facilmente installato anche in ambito server (opzione molto utile per interrogare i documenti salvati in un file system remoto).

L’indice di Recoll viene salvato in un database xapiandb.  Recoll è in grado di analizzare file di diverso tipo. I più comuni sono i documenti office, quelli pdf e anche gli html. Ovviamente non mancano i file .txt , gli mp3 (con i relativi tag ID3) e i file di immagini. Infine e’ anche possibile installare delle lingue aggiuntive per la creazione del corpus delle parole e dei termini di ricerca.

Nell’immagine che segue è possibile ammirare la finestra principale dell’applicativo. Quelli che si vedono sono i risultati di un query non banale, con una sintassi Google like. I risultati possono essere ordinati per alcuni importanti criteri e l’output fornito è facilmente customizzabile. Il link “Edit” apre il documento attraverso il client predefinito del nostro PC, il pulsante “Preview” ci permette di navigare al volo all’interno del contenuto testuale del documento stesso. Usando il tasto destro del mouse su ogni riga è possibile anche effettuare altre operazioni come copiare il path completo del file oppure aprire la directory in cui si trova il documento trovato.

Insomma c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Cito infine due aspetti che ho trovato decisamente comodi e differenzianti:

1) la possibilità di lanciare Recoll in modalità di indicizzazione continuative in realtime. Avviando infatti l’eseguibile recollindex con il parametro -m , il programma riceve dal kernel le notifiche di tutti i file modificati, creati o cancellati nel sistema, verifica che appartengono alla lista di directory da monitorare e in caso affermativo procede all’indicizzazione selettiva di tali documenti.

2) Recoll fornisce una comoda interfaccia a caratteri per effettuare le stesse operazioni eseguite tramite interfaccia GUI. Invocato in questo modo infatti:

bash#roberto@ken 00:29 ~ >recoll -t -a "Linux Appunti blog"
Recoll query: ((linux:(wqf=11) AND appunti:(wqf=11) AND (blog:(wqf=11) OR blogs OR blogging)))
10 results
text/html       [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2010 03-24 22.55.45/bookmarks{default}.html]       [Bookmarks]     275349  bytes
text/html       [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2010 09-17 12.58.21/bookmarks{default}.html]       [Bookmarks]     296552  bytes
text/html       [file:///home/roberto/Documenti/matrimonio/link/bookmarks.html] [Bookmarks]     148148  bytes
text/html       [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2011 03-23 22.19.56/bookmarks{default}.html]       [Bookmarks]     312681  bytes
text/plain      [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2010 03-24 22.55.45/bookmarks{default}.json]       [bookmarks{default}.json]       137659  bytes
text/plain      [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2010 09-17 12.58.21/bookmarks{default}.json]       [bookmarks{default}.json]       140021  bytes
text/plain      [file:///home/roberto/Documenti/Firefox/FEBE 2011 03-23 22.19.56/bookmarks{default}.json]       [bookmarks{default}.json]       146995  bytes
application/pdf [file:///home/roberto/Desktop/download/pilibri/238.pdf] [238.pdf]       7361925 bytes

application/pdf [file:///home/roberto/Documenti/Manuali/Libri Punto Informatico/238.pdf]        [238.pdf]       7361925 bytes

permette di eseguire query al volo nella nostra base di dati.

Spero che abbia stuzzicato il vostro appetito. Io ancora lo sto mettendo alla prova.
Per chi fosse interessato posso fornire alcuni alias che ho creato per interagire con Recoll in modo veloce.

Ecco la pagina ufficiale del progetto.

Buona notte!

Screenshot di sistemi Unix e GNU/Linux via command line

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | venerdì, 22 aprile 2011

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Tutti noi conoscono almeno 3 o 4 modi differenti per catturare screenshot di finestre o schermo intero sia su sistemi Windows che in sistemi Linux o Unix.

Oggi voglio proporvi due piccoli script che ho scritto ispirandomi a un interessante articolo su IBM Developer Works.

Entrambi gli script sfruttano i comandi messi a disposizione dai sistemi X11 e tipicamente già installati nelle nostre distribuzioni. Tali comandi sono: xwd e xwininfo .

Per renderli un pò più comodi ho utilizzato anche il comando convert, della suite di ImageMagick, e notify-send per inviare delle notifiche all’utente al termine delle operazioni di salvataggio.

Il primo script, di nome capture_full.sh, può ricevere in ingresso 1 parametro che determina il numero di secondi di attesa prima di catturare il nostro desktop in un file nel nostro Desktop. Se tale parametro non viene passato il valore di attesa di default è 3 secondi.

#!/bin/bash

if [ "$1" != "" ]
   then
     seconds=$1;
   else
     seconds=3;
fi

now=`date "+%Y_%m_%d-%H_%M_%S"`
filepath="${HOME}/screen_full_${now}.png"

sleep ${seconds} ; xwd -root | convert - ${filepath}

notify-send -t 3000 -u low -i gtk-dialog-info "Screenshot" "file saved in ${filepath}";

Il secondo script, di nome capture_window.sh, ci permette invece di catturare una singola finestra (anche se non ci permette di interagire con il mouse nella finestra, per far apparire ad esempio un menu contestuale). Il funzionamento di questo script è il seguente: dopo che viene lanciato attende alcuni secondi (modificabili con il primo parametro opzionale) per permetterci di scegliere una finestra del desktop, quindi salva l’id della finestra e lo usa per memorizzare l’immagine della finestra nel desktop.

#!/bin/bash

if [ "$1" != "" ]
 then
 seconds=$1;
 else
 seconds=3;
fi

sleep ${seconds};
wid=`xwininfo | grep "Window id" | awk '{print $4}'`;

now=`date "+%Y_%m_%d-%H_%M_%S"`
filepath="${HOME}/Desktop/screen_window_${now}.png";

xwd -id ${wid} | convert - ${filepath}

notify-send -t 3000 -u low -i gtk-dialog-info "Screenshot" "file saved in ${filepath}";

Provateli, modificando anche la variabile $filepath se lo ritenete opportuno, e fatemi sapere.

Ecco L’articolo originale di William von Hagen in IBM.

Un semplice script per scaricare in mp3 la traccia di un video su YouTube

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | domenica, 20 marzo 2011

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In questi giorni ho avuto la necessità di scaricare la traccia audio di un video caricato su YouTube.

Per farlo conoscevo già diversi servizi online ma, visto la potenza della shell Linux, ho pensato di scrivere un piccolo script che assolvesse al compito e che potesse sfruttare alcune utility scritte proprio per questi scopi.

La mia intenzione era quella di avere a disposizione uno script a cui potessi passare un solo parametro, l’url della pagina, e che mi salvasse il file in formato mp3 possibilmente con un nome abbastanza esplicativo. Per riuscire a tale scopo mi sono avvalso di due soli comandi: youtube-dl e ffmpeg.

youtube-dl è uno script python in grado di estrarre un file in formato .flv semplicemente passando il path HTTP alla pagina del video. Questa utility compie tutto il lavoro “duro” del mio semplice script ed è anche in grado di scaricare il nome del video legato all’url. Nel mio caso youtube-dl è servito a salvare il titolo del video, per rinominare correttamente il file mp3 e successivamente è servito per fare il download del file video in formato .flv.

La separazione della traccia audio da quella video e la successiva codifica nel formato mp3 è stata invece assegnata a ffmpeg, uno dei più apprezzati comandi per la gestione e fruizione dei video in Linux (e non solo).

Per entrambi i software mi sono però avvalso di versioni più aggiornate di quelle presenti nella mia distribuzione Ubuntu 8.04. Nelle versioni disponibili nei miei repository infatti youtube-dl non era in grado di effettuare il download del video mentre ffmpeg non riusciva a gestire i video nel formato .flv . Per aggiornare lo script python è stato sufficiente effettuare il download del nuovo script e metterlo nella mia cartella di binari dentro ~/bin/ . Per quanto riguarda ffmpeg invece ho prima provato a effettuare una compilazione della distribuzione per rigenerare la nuova versione. Dopo alcuni tentativi falliti, ho deciso di optare per un binario precompilato linkato staticamente per Linux 32bit. Una valida compilazione l’ho trovata al seguente indirizzo: http://horsfall.eu/2010/11/27/ffmpeg-full/ . Il file binario contenente ffmpeg è stato quindi salvato, con i corretti permessi di esecuzione, nella cartella ~/bin.Tale cartella è nella prima posizione della variabile $PATH. In questo modo i binari che si trovano in tale cartella hanno la precedenza su quelli presenti nelle altre cartelle di binari del sistema.

Veniamo ora al mio script, salvato con il nome: youtube2mp3.sh :

#!/bin/bash

url=$1
flvfile=/var/tmp/$$.flv

title=`youtube-dl -e ${url}`
mp3file=~/Desktop/${title}.mp3

youtube-dl ${url} -o ${flvfile}

ffmpeg -i ${flvfile} "${mp3file}"

rm ${flvfile}

L’unico parametro gestito dalla script, il primo, è l’url della pagina in cui si trova il video in YouTube. Lo script estra prima l’informazione del titolo del filmato e la memorizza nella variabile “title”.
Quindi effettua il download del video salvandolo in un file temporaneo che ha come nome il pid del processo bash invocato.
Successivamente converte il video nella traccia audio mp3 che viene salvata nel Desktop con il nome del titolo e suffisso .mp3.
Infine il file temporaneo .flv viene cancellato dalla directory temporanea.

Come accedere al servizio box.net tramite protocollo webdav

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | venerdì, 17 dicembre 2010

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Dopo che mi è arrivata la mailing list periodica di box.net, felice del fatto che il servizio ha aumentato il suo spazio di archiviazione a 5Gb anche per gli utenti free, ho deciso di pubblicare questo mini post sulla modalità di accesso webdav per box.net.

Non tutti sanno infatti che box.net offre ai suoi utenti questa possibilità, consentendo, per la gioia di molti, l’accesso via HTTP (webdav è un’estensione di questo).

Vediamo come farlo tramite il nostro amato (almeno da me) Krusader.

Dopo aver avviato Krusader, in un nuovo tab digitando il seguente url:

webdav://box.net/dav/

Vi verranno chieste le credenziali per l’accesso al servizio (al quale, lo davo per scontato, dovete essere iscritti). Potete vedere il seguente screenshot.

Se le credenziali sono corrette vedrete il contenuto della directory principale del vostro account box.net.
Questo è il mio.

Ovviamente box.net non è l’unico servizio per memorizzare e condividere file. Il suo principale concorrente è DropBox, che fornisce un client multipiattaforma funzionale ed efficace.

Trasformare un pdf in formato A4 in un libretto formato A5

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | giovedì, 9 dicembre 2010

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Dopo un non molto breve periodo di silenzio, è arrivato il momento di un piccolo articolo.

Oggi voglio parlarvi della soluzione che ho trovato per trasformare un pdf in formato A4, generato a partire da un documento ODF (ma vale per qualsiasi pdf A4), in un pdf in formato A5 con l’ordine delle pagine adatto per la creazione di un libretto rilegabile.

Questa particolare esigenza mi è venuta per la preparazione del libretto della liturgia della Festa dell’Immacolata, 8 dicembre 2010, a Macerata, in occasione della visita del Cardinale Tarcisio Bertone.
Avendo intenzione di prepararlo usando Linux e volendo nello stesso tempo trovare un modo per farlo comodamente anche in altre occasioni, ho pensato di documentarmi un pò sui programmi e sui metodi offerti dal pinguino.
In passato infatti, quando ancora utilizzavo Windows, avevo fatto qualche esperimento positivo con il programma Publisher. In Linux, non avendo ancora imparato a usare Scribus (che penso sia lo strumento migliore per tali impaginazioni) non avevo una valida soluzione per la creazione di un tale libretto.

Voglio quindi ora condividere con voi il risultato di questa piccola ricerca.

I comandi che entrano in gioco per tale operazioni sono: pdftops (pacchetto Ubuntu poppler-utils), psbook (psutils), psnup (psutils) e ps2pdf (ghostscript).
Serve inoltre un file pdf in formato A4. Se non ne avete uno a disposizione potete usare questo che è proprio il file della cerimonia, generato con Open Office Writer, e successivamente convertito in formato pdf.

Il primo passo è la generazione del file in formato .ps . Per farlo usiamo il comando:

pdftops libretto_sacerdoti_2010_12_08.pdf

Questo comando genererà il file libretto_sacerdoti_2010_12_08.ps
A questo punto lanciamo:

psbook libretto_sacerdoti_2010_12_08.ps | psnup -pa4 -2 > libretto_sacerdoti_2010_12_08_A5.ps

In questo modo il file .ps viene trasformato nell’impaginazione libretto e successivamente il numero di pagine per facciata viene impostato a 2. L’output finale viene salvato nel file libretto_sacerdoti_2010_12_08_A5.ps .

Ora non ci resta che riconvertire il file in formato pdf :

ps2pdf libretto_sacerdoti_2010_12_08_A5.ps libretto_sacerdoti_2010_12_08_A5.pdf

Potete gustarvi il risultato del vostro lavoro e verificare che la stampa funzioni correttamente.
Per le stampanti fronte-retro basta lanciare la stampa, per le stampanti solo fronte dovete procedere in questo modo:

  • stampare le pagine dispari del documento
  • se il totale delle pagine è pari estrarre i fogli e rimetterli nella stampante (tipicamente con il lato scritto rivolto verso il basso e nel verso corretto di stampa), se è dispari allora prima di rimetterli dentro dovete togliere l’ultima pagina dispari stampata (quella più in alto nella pila)
  • stampare le pagine pari in ordine inverso

Se avete proceduto correttamente il vostro libretto è pronto per essere rilegato.
Questo modo di convertire i pdf A4 può tornare utile per stampare un libro risparmiando carta (sempre che il risultato finale sia ancora ben leggibile).

Altro consiglio: numerate le pagine per non farvi venire inutili mal di testa!

Migrazione posta elettronica da Evolution a Thunderbird

Postato da ROb | nella categoria Informatica in generale, Linux | giovedì, 21 ottobre 2010

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Dopo due anni di utilizzo quotidiano del buon caro Evolution, ho deciso di passare al famoso e diffusissimo client di posta della Mozilla Foundation, Thunderbird.

Tale scelta è stata motivata dal fatto che Thunderbird è un sistema di posta molto più diffuso di Evolution, è più facile da estendere e personalizzare tramite i numerosi plugin e temi a disposizione ed è disponibile per i più diffusi sistemi operativi (oltre che per il nostro affezionato Linux), cosa che in alcuni casi può risultare davvero comoda.

Migrazione Evolution - Thunderbird

Il processo di migrazione che vi sto per descrivere si compone di una serie di passi alcuni dei quali possono essere saltati perché trattano della mia configurazione particolare. Oltre infatti ad aver migrato le cartelle di posta elettronica ho anche installato e configurato alcune estensioni per la sincronizzazione di rubrica e calendario con i rispettivi applicativi di Google.

I passaggi sono i seguenti:

  • Installazione di Mozilla Thunderbird
  • Avvio del programma e creazione dell’albero di directory speculare a quello di Evolution
  • Copia dei messaggi e delle cartelle
  • Installazione dei plugin aggiuntivi per la gestione del calendario e la sincronizzazione con gli applicativi Google
  • Configurazione dei plugin per la sincronizzazione

Installazione di Mozilla Thunderbird

Dopo aver scaricato il software all’indirizzo http://www.mozillamessaging.com/it/thunderbird/ è sufficiente scompattarlo nella directory /opt/, con gli opportuni permessi di root.
Essendo un archivio in formato .tar.bz2 dovete lanciare il comando bunzip2 “nomefile” quindi tar xfv “nomefile_senza_estensione.bz2″.

Avvio del programma e creazione dell’albero di directory speculare a quello di Evolution

Se avete scompattato il tutto nella directory /opt/thunderbird , l’avvio del programma avviene nel seguente modo: /opt/thunderbird/thunderbird-bin .

Ora quello che dovete fare, dopo aver configurato il vostro primo account, è ricreare la stessa struttura di cartelle, con lo stesso nome, che avevate in Evolution.
Quest’operazione è importante perché il trasferimento delle cartelle e dei messaggi avviene facendo direttamente la copia dei file tra le cartelle di file system utilizzate dai due programmi.

Copia dei messaggi e delle cartelle

Terminata la creazione delle cartelle, chiudete sia Evolution che Thunderbird e posizionatevi nelle due cartelle: /home/”utente”/.thunderbird/”profilo”.default/Mail/Local Folders/ per Thunderbird , dove utente e profilo dipendono dalle vostre specifiche impostazioni e /home/”utente”/.evolution/mail/local/ per Evolution .

A questo punto, partendo dalla cartella di Evolution, copiate tutti i file senza estensione nella cartella di Thunderbird. Se avete delle sottocartelle nel vostro albero di posta allora dovrete ripetere tale operazione entrando in tutte le cartelle con estensione .sbd .

Completata l’operazione di copia potete riaprire Thunderbird e notare che tutti i messaggi sono correttamente presenti nelle rispettive cartelle. In alcuni casi potrebbe capitare che i messaggi risultano non letti o non sono nello stesso ordine con cui li vedevate in Evolution. Impostate correttamente lo stato di lettura e scegliete l’ordinamento che preferite.

Installazione dei plugin aggiuntivi per la gestione del calendario e la sincronizzazione con gli applicativi Google

Essendo un incallito utilizzatore dei servizi Google, come Calendar e Gmail, ho installato alcuni plugin per aiutarmi nella sincronizzazione di Thunderbird con i dati salvati nei rispettivi servizi.

Per la parte Calendar ho installato Lightning scaricandolo dall’indirizzo http://www.mozilla.org/projects/calendar/lightning/ ma è anche possibile trovarlo e installarlo direttamente dalla gestione componenti aggiuntivi del menu Strumenti del programma.

Per aiutare Lightning nella sincronizzazione però ho aggiunto anche Provider for Google Calendar che permette una comunicazione bidirezionale con i calendari Google. Cioè, sfruttando tale estensione, possiamo anche salvare i nostri appuntamenti in remoto verso Google Calendar.

Infine, ultimo ma non per importanza, ho installato anche il componente Zindus. Zindus permette di sincronizzare a sua volta la Rubrica di Thunderbird con i contatti di Gmail. L’estensione effettua anche la sincronizzazione con un server Zimbra, nel caso abbiate un account gestito da questo importante software di collaborazione open source.
Anche in questo caso la sincronizzazione è in entrambi i versi, potendo quindi modificare e inserire contatti in Thunderbird per poi trovarveli in Gmail.

Una cosa da sapere comunque è che i gruppi di Gmail non vengono gestiti in Thunderbird come mailing list, o gruppi di invio, bensì come ulteriori rubriche, con un nome davvero non molto “simpatico”. Per ogni gruppo in Gmail avrete una corrispettiva rubrica in Thunderbird dal nome zindus/indirizzo@gmail.com/#nomegruppo .

Configurazione dei plugin per la sincronizzazione

La configurazione dei plugin per la sincronizzazione è davvero semplice. Nel caso di Zindus è sufficiente andare nei componenti aggiuntivi e cliccare sulle proprietà dell’estensione stessa. Dalla finestra potrete gestire gli account Gmail o Zimbra e impostarne per ognuno le proprietà di sincronizzazione.
Nella barra di stato troverete inoltre un’icona tramite la quale potrete avviare la sincronizzazione manualmente o modificare le impostazioni.

La configurazione dei calendari Google invece consiste nell’inserire 1 ad 1 tutti i calendari all’interno della lista dei calendari di Lightning.
Entrando nel pannello del calendario, e facendo tasto destro nella lista dei calendari, potrete aggiungere un nuovo calendario di rete e scegliere il Google Calendar.
Nel campo “Luogo” dovete impostare l’indirizzo privato in formato XML del vostro calendario Google.
Dopo averlo correttamente inserito dovete fornire le credenziali di accesso al servizio. In pochi minuti vedrete comparire i vostri appuntamenti nel calendario di Lightning.

Fine

Spero questa guida sia servita a qualcuno, oltre che a me per ricordare tutti i passaggi effettuati.
Fate domande o inserite commenti per eventuali chiarimenti, approfondimenti o qualche screenshot in più.

20 modi per rendere più sicuro il nostro web server Apache

Postato da ROb | nella categoria Linux | mercoledì, 6 ottobre 2010

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Nel seguente articolo in inglese vengono presentati 20 punti che spiegano come rendere più sicuro e protetto il server web Apache.

Si parte ovviamente da quelli più importanti e semplici fino ad arrivare alle configurazioni più onerose ma pur sempre fondamentali per raggiungere un elevato livello di protezione.

http://www.petefreitag.com/item/505.cfm

L’articolo è stato scritto da Pete Freitag.

Personalmente ho provato al volo le due direttive che “limitano” le informazioni sulla versione e i moduli in uso nel server.
Eccole qua:

ServerSignature Off
ServerTokens Prod

Nella seconda direttiva al posto di Prod ho messo Minor, presentando cioè anche il minor number della versione di Apache.

In sistemi Ubuntu e Debian like è sufficiente modificarli o inserirli nel file /etc/apache2/apache2.conf e ricaricare la configurazione usando il comando: /etc/init.d/apache2 reload (con i permessi di root).

Monitorare file creati, modificati e cancellati in una directory

Postato da ROb | nella categoria Linux, Utilità | martedì, 14 settembre 2010

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Qualche volta può tornarci utile conoscere con esattezza tutti i file che vengono creati, modificati e cancellati in una specifica cartella.

Un modo semplice per farlo è sfruttando il comodissimo pacchetto inotify-tools che include al suo interno il comando inotitywait.

Il seguente script si mette in attesa e segnala in output gli eventi accaduti per la directory specificata:

#!/bin/bash

directory=$1

inotifywait -q -m --format '%f %e' -e modify -e move -e create -e delete ${directory} | while read line

do
	echo "doing something with: $line";

	# for example:
	# java -jar compiler.jar --js=in1.js --js=in2.js ... --js_output_file=out.js
done

Può essere invocato in questo modo, passando come primo e unico parametro la directory da monitorare:

./inotify.sh ~/Desktop/download/

ed emette ouput di questo tipo:

doing something with: Stack Overflow_screenshot.png MOVED_FROM
doing something with: printecdisplay.pdf DELETE
doing something with: ecommerce_03.html CREATE
doing something with: ecommerce_03.html MODIFY
doing something with: avatar_908.png CREATE
doing something with: avatar_908.png MODIFY

Ovviamente il tutto può essere modificato a proprio piacimento per eseguire operazione o avere notifiche via mail (o qualsiasi altra cosa creativa vi venga in mente).

Formattazione di un disco con il file system type NTFS

Postato da ROb | nella categoria Linux | giovedì, 9 settembre 2010

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Mi è capitato qualche giorno fa di dover formattare un disco da 2,5 pollici di un vecchio portatile con il file system NTFS per poter accedervi senza problemi da PC Windows e Linux.

Ovviamente volevo fare il tutto dalla mia Linux station e non da Windows; ecco il motivo di questo post.
Ebbene per farlo mi ci sono voluti alcuni passi e la cosa, per me, non è stata banalissima.

La seguente procedura è stata eseguita nella mia Ubuntu 8.04 ma è applicabilissima anche per tutte le altre distribuzioni o versioni.
Si suppone che il vostro disco sia riconosciuto con il seguente path /dev/sdb .

  • installazione dei pacchetti ntfsprogs e gparted con il solito comando: sudo apt-get install ntfsprogs gparted (le utility di ntfsprogs sono necessarie a gparted per permettergli di formattare in formato ntfs la partizione creata).
  • avvio del programma gparted per la creazione della partizione e per la sua successiva formattazione in formato ntfs.
    Selezioniamo in alto a destra il disco da partizionare/formattare. Se ci sono delle partizioni esistenti che dobbiamo cancellare, le selezioniamo ad una ad una e con il tasto destro le cancelliamo.
    Quando lo spazio del disco diventa tutto non partizionato allora possiamo procedere alla creazione della nostra partizione ntfs.



    Con il tasto destro sullo spazio disponibile scegliamo a questo punto crea partizione e come Filesystem “ntfs” (abilitato grazie a ntfsprogs).

    Alla fine bisogna confermare le operazioni tramite il tasto “Apply”.

  • invocazione del comando sudo ntfslabel /dev/sdb1 per etichettare il disco in modo tale da distinguerlo facilmente dagli altri dischi rimovibili disponibili.

A questo punto il disco dovrebbe essere disponibile per il mount su Linux e Windows con il nome dell’etichetta che abbiamo scelto.